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Gambero Rozzo

Macerata

Birreria Il Pozzo, Vicolo Costa 5, 62100
Tel. 0733 232360
info@ilpozzo.com – www.ilpozzo.com

Coperti: 80 + 60
Chiusura: Martedì
Ferie: 16-29 Agosto
Carte di credito: Sì
Prezzo medio: 25-30 Euro

Dovete ben sapere che Macerata fu, a cavallo tra Seicento e Settecento, città di contado e di porpora, di curia e di rivoluzione di soldo e d’intelletto. Fu capitale ché per lo Stato dei Papi era la città forziere e per i pre-illuministi luogo della regione. Il palazzo Costa che s’apre sulla piazzetta dove d’estate Il Pozzo, ospitato peraltro nelle fu scuderie del gentilizio edificio, allestisce trendissimo dehors lo narra nella sua architettura tardorinascimentale, lo testimoniano gli stucchi in arme e la senti nell’aria questa ritrosa eleganza, questa “carbonara”intelligenza. E’ il fascino dei luoghi dove storia, identità e relazioni intessono un racconto di sentimenti. Direte: che c’entra tutto questo con un posto che gha un enorme bancone stile anni Trenta, con un’insegna d’antan dove si declama “Il Pozzo vermouth e liquori”, con le affiche che testimoniano di jazzisti passati di qua, che incorniciano gli annunci delle call-girl londinesi, dove una web cam vi scruta rimandando sul sito locale le immagini delle tre ampie, rinascimentali sale come di gente e di affetti? C’entra. Vi dirò che la prima volta che entrai al Pozzo ebbi la sensazione che spazio e tempo si fossero accordati per straniarmi.

Poteva essere Londra o Colonia, poteva essere Firenze o Parigi.
Ma non poteva non essere un luogo di storia e d’intelletto. Qui Macerata riacquista il suo tratto di borgo degli universitari e qui capisci cosa significa convivio, oltre ad avvertire la potenza dei prodotti del territorio come condensati dell’identità. Perchè basta il cacio e pepe del Pozzo, bastano i ciabuscoli, bastano i profumi che emanano da una cucina ben agita per sentire l’appartenenza a questa terra marchigiana cosi densa di valori, cosi gelosa del suo sentire, tanto timida da apparire talvolta schiva. Il merito è sicuramente di Paolo e Francesco Bragoni che conducono Il Pozzo con l’intento di farne una cave di emozioni e di proposta d’intelletto, insieme a Carlo Bragoni e al magico Umberto Raimondi, quest’ultimo chef dotato di una particolare sensibilità, che viene espressa anche nell’utilizzo degli ingredienti e delle erbe.
Cosi l’atmosfera che qui si consuma è quella della dimensione internazionale. Per la musica sempre ben scelta, per le provocazioni culturali che si percepiscono stando minimamente attenti.
A cominciare dai calembour stampati sulle tovagliette, per finire al modo di proporre cibi e temi d’incontro che Paolo, Umberto e Francesco sanno interpretare con autoironia. Si vantano, ad esempio di far il peggior caffè del mondo. Si mangia comunque bene e il servizio, assicurato da ragazze spontanee e gentili, è degagé ma di classe. E allora forza con i primi piatti che spaziano dalla carbonara, dal petto di faraona in porchetta, alla tagliata con verdure ma che hanno incursioni con il couscous, nei risotti alle erbe, nelle insalate di farro e lenticchie.

Poi ottimi la tagliata, il coniglio, il porco e ancora un gustoso incontro con pizze ( non perdetevi la caprona con bufala e pomodori a fette) e di sfizi ( come la crescia con salumi e sottoli).I salumi sistemati nell’angolo della marchigianità insieme ai formaggi sono un must del locale, cosi come la selezione di birre e oltre 100 etichette di vino disponibili.Qua e là spuntano contaminazioni di altre colture gastronomiche favorite anche al secondo chef Kabir Isdori,che spesso declina gli ingredienti locali con inflessioni multietniche. Ecco, il Pozzo è questo: un melting pot con un cuore mosaico di cento colture e un’anima sospesa tra la curia e la rivoluzione.

Punto a Capo

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